Amoris Laetitae: aspettative e realtà!

Riflessione di un prete romano

Cliccando sull'immagine puoi leggere il testo dell'Esortazione Amoris Laetitae

L’aspettativa era che finalmente i divorziati risposati potessero fare la comunione, la paura era che questo cambio di una regola che esiste da tanto tempo potesse portare scissioni e malumori all’interno della Chiesa. E così la risposta finale sembra essere: la regola rimane, ma siate misericordiosi, che di per se’ non vuol dire nulla, e se prima c’era confusione, adesso ce n’è di più. Soprattutto per chi, parroci e sacerdoti a contatto con la gente, sente il peso di domande piene di sofferenze o di critiche da parte della gente e di risposte che non sa dare. Ma tutto è lasciato al discernimento del sacerdote… a questo punto, lasciateci la libertà di poterlo fare questo discernimento.

Allora, tu che mi vieni a chiedere se puoi fare la comunione, dammi la possibilità di poterti giudicare con misericordia ma anche con cognizione di causa. Il fatto per me fondamentale è che io non posso giudicare il tuo passato, quello che ti ha portato a vivere in quella che è definita “condizione di peccato”: sia perché l’unico vero giudice è Dio, che conosce il cuore di ogni persona, sia perché non ho ne’ i mezzi ne’ il diritto di giudicare le tue scelte passate (ogni separazione porta sempre grandi sofferenze, ma deriva da situazioni particolari, intime, scelte di vita personali di ognuno, colpe che non sempre stanno da una parte sola,…). L’unico discernimento concreto che io possa fare è conoscere e giudicare la tua vita di ADESSO, di persona che viene a bussare alla porta della parrocchia perché chiede misericordia e aiuto per andare avanti. Allora, se veramente vuoi questa apertura, dimostra che per te la comunione è veramente un desiderio forte e concreto di vivere in comunione con Dio. E comunione con Dio, nella comunione al corpo di Cristo, vuol dire anche comunione “con” il corpo di Cristo, che è la Chiesa, più concretamente la tua comunità parrocchiale. Allora: prima di tutto, ti voglio vedere TUTTE le domeniche a Messa, perché è la cosa più importante, la Messa come centro della vita del cristiano e della sua comunità (e non solo alla prima comunione di tuo figlio, dove pretendi di fare la comunione sennò lui ci rimane male, e non ti sei fatto vedere per tutto l’anno, magari non sai neanche chi è il catechista di tuo figlio, cosa che molte volte succede!). E poi, partecipa alla vita della tua comunità parrocchiale, nei modi e nei tempi che sono più consoni alla tua vita personale, alla famiglia, al lavoro; di possibilità’ ce ne saranno sicuramente molte, scegline una, non di più. In parrocchia una volta alla settimana c’è il cammino della lectio divina, ebbene partecipa; oppure si fa l’adorazione continua al Santissimo, dai la tua disponibilità’ per un turno di adorazione; oppure c’è da fare un servizio per la Caritas, … comunque sia, fammi vedere che ti importa sul serio vivere questa comunione con Cristo e con la sua Chiesa e che ti impegni sul serio in un cammino di conversione e santità a cui comunque tutti siamo chiamati, perché’ tutti siamo peccatori e tutti abbiamo bisogno di misericordia. A quel punto c’è anche un bel cambio di mentalità’ perché’ non esiste più un peccato di serie A e uno di serie B, il tuo va bene lo posso perdonare all’altro invece no. Perché’ la famosa “condizione di peccato” allora non è uguale anche per quello che ogni volta che si viene a confessare mi dice le stesse cose (Padre, il solito!) e non fa niente per migliorarsi? Solo perché’ uno ha fatto una scelta sbagliata per il suo matrimonio viene additato come gran peccatore, mentre uno che tutti i giorni spettegola e calunnia (e di male ne fa tanto), oppure ruba al lavoro, oppure è nervoso con tutti, oppure riempie la sua vita di parolacce e bugie, ma tanto si sa, mi confesso e poi ricomincio da capo… allora lì chiudiamo un occhio. Credo che sarebbe bello far capire a tutti, a partire da me medesimo, che la misericordia ha più valore quando si incontra con un’anima ferita sul serio dal peccato, che ne sente il peso e il dolore, e che voglia sul serio guarire e ricominciare da capo, nell’umiltà del riconoscere la propria debolezza e nella speranza di poter conquistare una nuova serenità nel proprio impegno personale e nella solidarietà delle altre persone che come lui sono state colpite dalla stessa ferita. Allora la questione non sarà più chi può fare la comunione e chi no: sarà riuscire a formare una vera comunità parrocchiale dove si sta in comunione gli uni con gli altri e tutti in comunione con Dio.


Scambio della Pace: mettere un po' d'ordine

La Congregazione per il Culto Divino offre indicazioni utili

Chi di noi, partecipando a Messa, non si è imbattuto -almeno una volta- in una improvvisa gazzarra dinanzi l'invito: "Scambiatevi un segno di pace"? Il Dicastero vaticano, rispondendo alla richiesta di chiarimenti in merito, presentata dalla Conferenza Episcopale Spagnola, offre alcuni spunti di riflessione utili a ciascuno di noi.

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CCD - Rito della Pace
28 Luglio 2014
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